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	<title>Alimentazione</title>
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	<description>Dieta e alimentazione online, articoli sugli alimenti e le diete</description>
	<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 16:12:19 +0000</pubDate>
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		<title>Verdure e ortaggi agretto vitamine</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 16:12:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli agretti sono delle piante a forma di ciuffetti,  assomigliano a quelli dell&#8217;erba cipollina, ed hanno un sapore un pochino aspro.


Nome Alimento: Agretto


Gruppo Alimentare: Verdure e Ortaggi 


Proteine: 1,8


Glucidi: 2,2 grammi


Acqua: 92,3 grammi


Ferro Fe: 1,2 milligrammi 


Colesterolo: 0 milligrammi


Fibre totali: 2,3 grammi 


Energia KCal: 17 


Lipidi: 11%


Vitamine A: 392 ug


Vitamina C: 24 milligrammi 


Calcio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli agretti sono delle piante a forma di ciuffetti,  assomigliano a quelli dell&rsquo;erba cipollina, ed hanno un sapore un pochino aspro.</p>
<table width="99%" border="0" align="left">
<tr>
<td width="44%">Nome Alimento: <strong>Agretto</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Gruppo Alimentare:<strong> Verdure e Ortaggi </strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Proteine: <strong>1,8</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Glucidi: <strong>2,2 grammi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Acqua: <strong>92,3 grammi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Ferro Fe: <strong>1,2 milligrammi </strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Colesterolo: <strong>0 milligrammi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Fibre totali: <strong>2,3 grammi</strong> </td>
</tr>
<tr>
<td>Energia KCal:<strong> 17 </strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Lipidi: <strong>11%</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Vitamine A: <strong>392 ug</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Vitamina C: <strong>24 milligrammi </strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Calcio CA: <strong>131 milligrammi</strong></td>
</tr>
</table>
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		<title>Acciuga pesce azzurro proteine fibre vitamine</title>
		<link>http://www.info-alimentazione.com/2008/06/acciuga-pesce-azzurro-proteine-fibre-vitamine/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 15:49:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L&#8217;acciuga &#232; un &#160;pesce  che fa parte della famiglia degli engraulidi ha un corpo molto lungo ed &#232; composta  sul ventre di tante squame. E&#8217; di colore azzurrognolo, la lunghezza di questo  pesce &#232; di 15-20 cm, &#232; conosciuto anche come pesce azzurro.


Nome Alimento: Acciuga


Gruppo Alimentare: Prodotto della pesca


Proteine: 16,8


Glicidi: 1,5 grammi


Acqua: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&rsquo;acciuga &egrave; un &nbsp;pesce  che fa parte della famiglia degli engraulidi ha un corpo molto lungo ed &egrave; composta  sul ventre di tante squame. E&rsquo; di colore azzurrognolo, la lunghezza di questo  pesce &egrave; di 15-20 cm, &egrave; conosciuto anche come pesce azzurro.</p>
<table width="99%" border="0" align="left">
<tr>
<td width="44%">Nome Alimento: <strong>Acciuga</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Gruppo Alimentare:<strong> Prodotto della pesca</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Proteine: <strong>16,8</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Glicidi: <strong>1,5 grammi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Acqua: <strong>76,5 grammi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Ferro Fe: <strong>2,8 milligrammi </strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Colesterolo: <strong>61 milligrammi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Fibre totali: <strong>0</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Energia KCal:<strong> 96</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Lipidi: <strong>2,6 grammi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Vitamine A: <strong>32 ug</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Calcio CA: <strong>148 milligrammi</strong></td>
</tr>
</table>
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		<title>Avena diabetico cereale</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 15:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;avena è adatta per i diabetici poichè contiene tante proteine, l&#8217;11% di fibre e pochi grassi. Si tratta di un cereale con basso indice glicemico. L&#8217;avena è un cereale ricco di vitamine B e potassio. Questo cereale è coltivato specialmente in Europa, è usato poco per l&#8217;alimentazione umana in Italia. L&#8217;avena è caratterizzata da forme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;avena è adatta per i diabetici poichè contiene tante proteine, l&#8217;11% di fibre e pochi grassi. Si tratta di un cereale con basso indice glicemico. L&#8217;avena è un cereale ricco di vitamine B e potassio. Questo cereale è coltivato specialmente in Europa, è usato poco per l&#8217;alimentazione umana in Italia. L&#8217;avena è caratterizzata da forme a fiocchi, i fiocchi di avena sono utilizzati per la preparazione di muesli. Questo cereale si può solamente trovare nei negozi specializzati non è molto diffuso.</p>
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		<title>Pianta tropicale: ananas</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2008 14:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>

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		<category><![CDATA[ananas]]></category>

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		<category><![CDATA[tropicale]]></category>

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		<description><![CDATA[Pianta tropicale perenne (Bromelia ananas) della famiglia delle Bromeliacee, con fusto corto sotterraneo, che produce foglie persistenti, lunghe, strette, spinose sui margini e disposte in una rosetta basale. Dal centro di questa si innalza uno scapo che porta i fiori riuniti in una infiorescenza a spiga; il frutto maturo è un&#8217;infruttescenza: si presenta come una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pianta tropicale perenne (<em>Bromelia ananas</em>) della famiglia delle Bromeliacee, con fusto corto sotterraneo, che produce foglie persistenti, lunghe, strette, spinose sui margini e disposte in una rosetta basale. Dal centro di questa si innalza uno scapo che porta i fiori riuniti in una infiorescenza a spiga; il frutto maturo è un&#8217;infruttescenza: si presenta come una grossa pigna; all&#8217;apice si trova una rosetta di foglie brevi, rigide, disposte spiralmente. L&#8217;<strong>ananas</strong>, originario dell&#8217;America del Sud, è coltivato ampiamente nelle   regioni calde   dell&#8217;America.</p>
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		<title>Sostanze e composti inseriti dal produttore: additivi alimentari</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2008 15:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>

		<category><![CDATA[Pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Sostanze e composti immessi volontariamente dal produttore negli alimenti, nell&#8217;intento di migliorarne le proprietà organolettiche, la conservabilità, le proprietà nutritive. Non vengono classificati tra gli additivi alimentari (anche se, a rigore, lo sono) il cloruro di sodio, lo zucchero, l&#8217;olio d&#8217;oliva e l&#8217;aceto, da tempo impiegati, principalmente come conservanti, nella preparazione degli alimenti con processi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sostanze e composti immessi volontariamente dal produttore negli alimenti, nell&#8217;intento di migliorarne le proprietà organolettiche, la conservabilità, le proprietà nutritive. Non vengono classificati tra gli <strong>additivi alimentari</strong> (anche se, a rigore, lo sono) il cloruro di sodio, lo zucchero, l&#8217;olio d&#8217;oliva e l&#8217;aceto, da tempo impiegati, principalmente come conservanti, nella preparazione degli alimenti con processi industriali. L&#8217;impiego crescente di <strong>additivi alimentari</strong> nell&#8217;industria alimentare è motivato non solo dalla convenienza che al produttore deriva dalla messa in commercio di prodotti che, per le loro proprietà organolettiche, meglio rispondono al gusto del consumatore, ma anche dall&#8217;esigenza di garantire un completo sfruttamento delle risorse alimentari del nostro pianeta, esigenza acuita dall&#8217;incremento demografico e, quindi, dalla necessità di ridurre al minimo gli sprechi, quando almeno un terzo della popolazione mondiale vive in condizioni di fame o, quanto meno, di sotto-alimentazione. Tenendo conto di questa situazione, è da respingere qualunque orientamento che tenda ad escludere, indiscriminatamente e completamente, l&#8217;impiego di a. nella preparazione e conservazione dei prodotti alimentari. È pur vero che il crescente impiego degli a. alimentari ha creato serie preoccupazioni igieniche; ma, senza l&#8217;impiego degli <strong>additivi alimentari</strong> non solo non si potrebbero produrre alimenti più appetibili, ma si avrebbe un considerevole incremento negli sprechi, con conseguenze pesanti per la risoluzione del già grave problema della fame sulla terra. L&#8217;orientamento prevalente tra i tecnici e gli studiosi del settore alimentare è, quindi, per quanto concerne gli <strong>additivi alimentari</strong> di accettarne l&#8217;impiego, previa accurata sperimentazione che ne garantisca l&#8217;innocuità e l&#8217;efficienza, nelle dosi di corretto impiego tecnologico. Lo studio degli <strong>additivi alimentari</strong> rispetto alla loro innocuità ed efficienza, è svolto su scala mondiale da diverse organizzazioni internazionali, tra le quali ricordiamo: la Food and Agricultural Organisation (FAO), alle dirette dipendenze dell&#8217;ONU, con sede in Roma; l&#8217;Organizzazione mondiale di Sanità (OMS o WHO), con sede in Ginevra; la Commission Internationale des Industries Agricoles (CIIA), il Bureau International Permanent de Chimie Analytique (BIPCA), entrambi con sede in Parigi; la Direction Generale pour l&#8217;Agricolture della CEE, con sede in Bruxelles. Nei singoli Paesi operano inoltre istituti ed enti specializzati, quali l&#8217;Istituto Superiore di Sanità in Italia e la Food and Drug Administration negli Stati Uniti. I requisiti che un <strong>additivo alimentare</strong> deve possedere, per essere accettato per l&#8217;impiego alimentare, sono innanzitutto la innocuità dal punto di vista tossicologico e l&#8217;assenza di proprietà cancerogene. Inoltre il suo impiego deve essere necessario, vale a dire che l&#8217;<strong>additivo alimentare</strong> deve esplicare sull&#8217;alimento un effetto non realizzabile per altra via. Per esempio, il miglioramento della conservabilità determinato mediante un a. conservante deve essere nettamente superiore a quelli realizzabili con altre tecniche, quali la pastorizzazione, la sterilizzazione, l&#8217;essiccamento, ecc. Lo impiego degli a. per il nostro Paese è disciplinato dal D.M. del 31.3.1965, modificato dai successivi decreti del 19.2.1966 e del 14.6.1968. Tali decreti elencano gli <strong>additivi alimentari</strong> consentiti per i vari alimenti, precisandone le dosi massime di impiego e definendone i gradi di purezza richiesti. Il Ministero della Sanità è incaricato di provvedere, mediante propri decreti, ai necessari aggiornamenti. In base agli scopi di impiego, gli <strong>additivi alimentari</strong> possono essere distinti come  segue: <strong>additivo alimentare</strong> contro l&#8217;ossidazione dei grassi e l&#8217;imbrunimento: antiossidanti e sinergisti; <strong>additivo alimentare</strong> contro le alterazioni microbiologiche: antisettici, antifermentativi, antibiotici, ecc.; <strong>additivo alimentare</strong> per migliorare la limpidezza delle bevande (chiarificanti) e per ridurre il tempo di stagionatura delle farine (miglioranti); a. ad azione emulsionante ed addensante; <strong>additivi alimentari aromatizzanti</strong>; <strong>additivi alimentari edulcoranti</strong>; <strong>additivi alimentari coloranti</strong>; <strong>additivi alimentari nutrienti</strong>. - Antiossidanti e sinergisti. Com&#8217;è noto, le sostanze grasse vanno soggette a fenomeni di irrancidimento, che ne alterano le proprietà organolettiche e, se accentuati, ne degradano completamente le proprietà nutritizie, tanto da trasformarle in veri e propri anti-alimenti. Se l&#8217;irrancidimento è idrolitico o comunque dovuto a microrganismi, è generalmente sufficiente a prevenirlo la corretta tecnologia di produzione. Quando però il prodotto grasso finito non è anidro, ma contiene una quantità apprezzabile d&#8217;acqua (come nel caso del burro e della margarina), tale da favorire l&#8217;azione delle lipasi, si ricorre all&#8217;impiego di un conservante, generalmente, l&#8217;acido sorbico. Gli antiossidanti vengono invece utilizzati per impedire l&#8217;irrancidimento chimico, che richiede, per iniziarsi, la presenza d&#8217;aria ed è favorito dall&#8217;azione della luce e dalla presenza di tracce metalliche. Questo tipo di irrancidimento, chiamato anche autoossidazione, perché, una volta iniziato, procede con un meccanismo autocatalitico, porta ad una completa degradazione delle qualità nutritive dei grassi e può essere efficacemente combattuto solo con l&#8217;impiego di a. antiossidanti.</p>
<p><strong>Additivi alimentari</strong><strong> contro le alterazioni microbiologiche (conservanti).</strong></p>
<p>Sono consentiti in Italia: l&#8217;acido sorbico e i suoi sali di sodio, di potassio e di calcio; l&#8217;acido benzoico e i suoi sali; gli esteri etilico e propilico dell&#8217;acido possi-benzoico; l&#8217;anidride solforosa e i sali in grado di darle origine (solfiti, bisolfiti, pirosolfiti); l&#8217;anidride solforosa e i suoi derivati sono impiegati soprattutto in enologia. Un conservante efficace è il pirocarbonato di etile, chiamato anche DEP; questo composto, in soluzione idroalcoolica, si idrolizza rapidamente dando luogo ad anidride carbonica e alcool etilico, cioè a due componenti normali del vino; non vi sono perciò preoccupazioni igieniche per il suo impiego alimentare ma, trattandosi di un conservante di scoperta abbastanza recente, non è ancora consentito dalla legge italiana.</p>
<p><strong>Chiarificanti e miglioranti</strong>.</p>
<p>La chiarificazione delle bevande (vino, birra, succhi di frutta, ecc.) può essere ottenuta conservando il prodotto, in adatte condizioni d&#8217;ambiente, per tempi sufficientemente lunghi: si ha sedimentazione delle sostanze intorbidanti e, dopo questa stagionatura, si procede ad una accurata filtrazione. Si tratta però di un sistema costoso, che richiede la disponibilità di locali adatti e tempi lunghi; viene quindi adottato solo per prodotti di pregio. Per prodotti comuni si ricorre a trattamenti chiarificanti che riducono di molto il tempo di stagionatura, mediante l&#8217;impiego dei cosi detti chiarificanti, prodotti che possono essere sia di natura organica {gelatine animali; ittiocolla, albumina d&#8217;uovo, caseina, ecc.), sia di natura minerale (caolino, bentonite, terra di Spagna, ecc.). É anche adottata la chiarificazione con ferrocianuro potassico. Il problema dei miglioranti si pone per le farine; con la conservazione in condizioni adatte e per tempi sufficientemente lunghi, le farine  migliorano le qualità meccaniche del glutine, aumentano la capacità di ritenzione dell&#8217;anidride carbonica e, conseguentemente, danno alla panificazione  un prodotto di maggior volume e di più uniforme alveolatura. Identici risultati, ma in tempo assai più breve, si ottengono con i miglioranti, composti ossidanti come il tricloruro di azoto, i bromati, i persolfati, i perborati alcalini e d&#8217;ammonio, il cloro e il cloruro di nitrosile, alcuni perossidi organici; nessun migliorante è però ammesso all&#8217;impiego alimentare dalla legislazione italiana. <strong></strong></p>
<p><strong>Emulsionanti e addensanti</strong>.</p>
<p>Gli emulsionanti sono tensioattivi in grado di favorire la formazione delle emulsioni e di stabilizzarle; alcuni hanno anche azione antiraffermo e sono quindi particolarmente indicati per l&#8217;industria panaria e per quella dolciaria. Tra gli emulsionanti consentiti in Italia per uso alimentare, ricordiamo:</p>
<p>1) i monogliceridi e i digliceridi, esteri del glicerolo (glicerina) con acidi grassi, di struttura (R rappresenta il radicale acilico):</p>
<p>2) gli esteri del saccarosio con acidi grassi e sucrogliceridi : sono prodotti per esterificazione da saccarosio e acidi grassi (i primi) e per transesterificazione tra saccarosio e grassi alimentari (i secondi); il loro impiego è consentito solo per grassi emulsionati, gelati, pasticceria da forno, margarine;</p>
<p>3) le lecitine, già ricordate per le loro proprietà antiossidanti. Come addensanti sono consentiti: l&#8217;agar-agar (, l&#8217;acido alginico e gli alginati, la farina di carrube, la gomma adragante e quella arabica, la carragenina o muschio d&#8217;Irlanda, le pectine, la glicerina,  i polifosfati,  i citrati.</p>
<p><strong>Aromatizzanti ed edulcoranti</strong>.</p>
<p>Come aromatizzanti sono consentiti sia prodotti di origine vegetale e animale che prodotti sintetici. Un aromatizzante molto usato, di recente messo sotto accusa dalla Food and Drung Administration americana perché sospetto di provocare nell&#8217;uomo disturbi al sistema nervoso, è il monosodioglutammato, impiegato per estratti e dadi di carne, condimenti, ecc. È tuttora consentito in Italia. Quanto agli edulcoranti propriamente detti, il loro impiego per gli alimenti non è consentito in Italia. Sono però usati per alimenti speciali, di uso dietetico, per es. negli alimenti per diabetici. Vengono usati, a tale scopo, la dulcina, la saccarina  i ciclammati.</p>
<p><strong>Coloranti</strong>. L&#8217;impiego di coloranti nell&#8217;industria alimentare ha destato giustificate preoccupazioni: se infatti alcuni coloranti naturali, quali i&#8217;annatto, lo zafferano, sono da tempo usati a tale scopo e non v&#8217;è motivo di nutrire, nei loro riguardi, preoccupazioni igieniche, coloranti artificiali (quali l&#8217;acido picrico, largamente usato in Italia fino a pochi anni or sono per le paste alimentari e i prodotti dolciari e poi bandito, perché sicuramente cancerogeno), possono essere assai pericolosi, anche in dosi molto basse, dando luogo ad effetti di accumulo o a insorgenze cancerose. Fin dal 1962, la CEE aveva emanato una direttiva che, sollecitando i Paesi membri a emanare gli opportuni provvedimenti legislativi, elencava i coloranti che potevano, senza preoccupazioni, essere utilizzati per gli alimenti. In Italia la questione venne disciplinata col D.M. del 22.12.1967, che elenca i coloranti naturali e sintetici il cui impiego alimentare è consentito.</p>
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		<title>Bevanda alcolica: acquavite</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 16:43:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Bevanda]]></category>

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		<description><![CDATA[Nome comune a molte bevande alcooliche di gradazione elevata: 40-70% di alcool, ottenute per distillazione di liquidi zuccherini fermentati. Le &#60;strong&#62;acquavite&#60;/strong&#62; hanno nomi diversi a seconda della loro derivazione: dal vino si ottiene il cognac; da vinacce, la grappa; dalla melassa della canna da zucchero, il rhum; dall&#8217;orzo, il wisky; dalle bacche di ginepro, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nome comune a molte bevande alcooliche di gradazione elevata: 40-70% di alcool, ottenute per distillazione di liquidi zuccherini fermentati. Le &lt;strong&gt;acquavite&lt;/strong&gt; hanno nomi diversi a seconda della loro derivazione: dal vino si ottiene il cognac; da vinacce, la grappa; dalla melassa della canna da zucchero, il rhum; dall&#8217;orzo, il wisky; dalle bacche di ginepro, il gin; dal riso lo arak.</p>
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		<title>Galletta</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 16:01:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pane biscottato, in forme rotonde, del peso di non più di 200 gr., fatto con grano duro, poco lievitato e senza sale. Si conserva molte a lungo e trova impiego nell&#8217;alimentazione di soldati e marinai.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Pane biscottato, in forme rotonde, del peso di non più di 200 gr., fatto con grano duro, poco lievitato e senza sale. Si conserva molte a lungo e trova impiego nell&#8217;alimentazione di soldati e marinai.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aceto</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 15:15:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Aceto, prodotto della fermentazione di bevande debolmente alcooliche per opera di microrganismi. La Legge del 9 ottobre 1970,nato 739, precisa che « il nome di aceto o aceto di vino è riservato al prodotto ottenuto dalla fermentazione acetica dei vini » e ne definisce il contenuto in acido acetico (non inferiore al 6,0%) e in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aceto, prodotto della fermentazione di bevande debolmente alcooliche per opera di microrganismi. La Legge del 9 ottobre 1970,nato 739, precisa che « il nome di aceto o aceto di vino è riservato al prodotto ottenuto dalla fermentazione acetica dei vini » e ne definisce il contenuto in acido acetico (non inferiore al 6,0%) e in alcool etilico (non superiore all&#8217; 1,596). Per la Legge italiana, quindi, viene considerato &lt;strong&gt;aceto&lt;/strong&gt; esclusivamente il prodotto ottenuto dal vino, mentre in altri Paesi il nome &lt;strong&gt;aceto&lt;/strong&gt; è attribuito anche a prodotti ottenuti per fermentazione acetica da liquidi alcoolici diversi (flemme, sidri ecc.).&lt;br /&gt;<br />
&lt;br /&gt;<br />
La fermentazione acetica si sviluppa lasciando il vino a contatto con l&#8217;aria (sempre che la gradazione alcoolica del vino non sia così alta da impedire l&#8217;attività del Mycoderma aceti). È ciò che avviene nell&#8217;acetificazione su scala familiare o artigianale, quando si lasciano all&#8217;aria residui di vino, non direttamente utilizzabili. Su scala industriale la fermentazione viene condotta secondo tre processi fondamentali: il metodo francese o di Orleans (ad ossidazione lenta); il processo rapido tedesco o di Schutzen-bach; il processo lussemburghese o di Michaelis. Con il primo processo il vino viene introdotto in un tino di avviamento, contenente trucioli di faggio o graspi d&#8217;uva per facilitare la circolazione d&#8217;aria nella massa. Dopo otto giorni di permanenza nel tino di avviamento il vino passa alle botticelle di acetificazione, che hanno capacità variabile da 200 a 400 1 e, al momento dell&#8217;avvio dell&#8217;acetificazione, vi si è introdotto circa 1 litro di buon &lt;strong&gt;aceto&lt;/strong&gt;.  Si aggiungono poi 10 litri di vino proveniente dal tino avviatore; quindi si aggiunge la coltura selezionata di Mycoderma aceti. Dopo due settimane si sfiata metà del liquido, sostituendolo con aggiunte giornaliere di 10 litri di prodotto del tino avviatore. Nel giro di otto giorni (dopo l&#8217;ultima aggiunta) l&#8217;acetificazione è completata. Con questo metodo si ottengono &lt;strong&gt;aceti pregiati&lt;/strong&gt;, ma la lavorazione è lunga e costosa per le esigenze di spazio e di mano d&#8217;opera e per l&#8217;immobilizzo di capitale.</p>
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		<title>Alimentazione e agricoltura</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 16:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;agricoltura è la più grande industria del mondo. Gli agricoltori coltivano svariate specie di piante, destinate sia all&#8217;alimentazione umana e animale, sia, come le fibre tessili e le resine gommose, all&#8217;impiego industriale. Dal punto di vista alimentare le piante più importanti sono i cereali come il grano, il riso e il mais. Il grano è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;agricoltura è la più grande industria del mondo. Gli agricoltori coltivano svariate specie di piante, destinate sia all&#8217;alimentazione umana e animale, sia, come le fibre tessili e le resine gommose, all&#8217;impiego industriale. Dal punto di vista alimentare le piante più importanti sono i cereali come il grano, il riso e il mais. Il grano è il cereale principale, coltivato su più vasta scala, che serve per fare il pane. Il riso è anche più importante, in quanto costituisce l&#8217;alimento principale di due terzi della popolazione mondiale. I nove decimi della produzione di riso vengono coltivati e consumati in Asia. Come sorgente di alimenti le patate rivaleggiano col grano e il riso. Esse danno una produzione per ettaro superiore a qualsiasi cereale.</p>
<p>Nel XX secolo l&#8217;agricoltura ha subito notevoli mutamenti in seguito all&#8217;introduzione della meccanizzazione. È diminuito il numero delle persone che lavorano la terra, ma ne è aumentata la produttività. La macchina più usata nelle fattorie è il trattore, il quale serve a trainare sul terreno svariati attrezzi per la preparazione e l&#8217;esecuzione della semina e la coltivazione delle piante. Quando le messi sono mature, il raccolto si può fare con una gran varietà di macchine studiate in modo da non danneggiarle. Ad esempio il grano e altri cereali si raccolgono con una macchina complessa chiamata mietitrebbia. Essa miete il grano, lo trebbia e depone dietro di sé gli steli recisi sul suolo tutto in una sola operazione. Lo stesso avviene per il cotone, che a maturazione avvenuta viene raccolto nei campi da file di macchine. Si può raccogliere a macchina pure la frutta. Si tratta di apparecchi che vengono avvicinati al tronco degli alberi e scuotono le piante fino a farne cadere i frutti in un raccoglitore. La meccanizzazione è stata introdotta pure nell&#8217;allevamento del bestiame. Un&#8217;alta percentuale di bovine vengono munte con le mungitrici meccaniche azionate dall&#8217;energia elettrica. Diffuso è anche l&#8217;impiego di nastri trasportatori per l&#8217;alimentazione degli animali. Mentre in alcuni paesi l&#8217;agricoltura ha raggiunto una tecnologia avanzata e un&#8217;alta meccanizzazione, in altre parti del mondo i metodi di coltivazione sono rimasti immutati per secoli. Qui l&#8217;agricoltura tradizionale non è più in grado di produrre alimenti sufficienti per le popolazioni in rapido aumento.</p>
<p><strong>Alimentazione della popolazione mondiale</strong></p>
<p>Nel 1840 nel mondo si contavano circa 1000 milioni di abitanti. Nel 1930 la popolazione era salita a 2000 milioni. Nel 1960 si toccarono i 3000 milioni circa e si ritiene che nel 2000 si raggiungeranno i 6000 milioni. Tutta questa gente in più avrà bisogno di cibo e abitazioni, due elementi che necessitano di molto terreno. In Africa e in Asia la fame e la denutrizione sono già un problema molto serio. E sono destinati a diventarlo ancora di più, se non si riuscirà a realizzare un enorme incremento della produzione alimentare.</p>
<p>Attualmente l&#8217;umanità dispone di circa 4 acri (1 acro = 0,405 ettari) di terra coltivabile a testa, di cui solo uno viene coltivato e spesso in modo irrazionale. Il resto si trova in regioni troppo aride o troppo fredde o troppo montagnose. Se tutta la terra coltivabile venisse effettivamente coltivata e rimboscata convenientemente, il globo terrestre potrebbe sopportare da tre a quattro volte la popolazione attuale.</p>
<p>In Asia e in Africa il problema della fame è dovuto in gran parte alla mancanza di conoscenze tecniche e di risorse finanziarie di quelle popolazioni. I. sistemi di coltivazione primitivi hanno come risultato scarsi raccolti. Nello stesso tempo l&#8217;allevamento degli animali risulta inefficiente. La denutrizione deriva inoltre dalla carenza di proteine nella dieta. È stata promossa quindi la « Campagna mondiale contro la fame », con lo scopo di aiutare finanziariamente questi paesi e insegnare alle popolazioni il giusto modo di coltivare la terra e di procurarsi una dieta alimentare equilibrata.</p>
<p><strong>Scienze agrarie</strong></p>
<p>Il problema di ottenere una produzione maggiore dalle coltivazioni già esistenti interessa parecchie branche della scienza. Per costruire i propri tessuti le piante hanno bisogno d&#8217;assorbire dal terreno i minerali, i quali devono essere integrati in misura adeguata, se si vuole ottenere un raccolto costante anno dopo anno, senza registrare riduzioni della produttività. Quindi assume grande importanza l&#8217;impiego razionale dei fertilizzanti. Per mantenere il terreno in buone condizioni non basta integrare soltanto le perdite di sali minerali, ma anche quelle di sostanze organiche. Sotto quest&#8217;aspetto è assai probabile che in futuro acquisti importanza in agricoltura la utilizzazione come fertilizzanti organici delle immondizie e dei rifiuti delle grandi città. I sistemi attuali d&#8217;eliminazione e combustione costituiscono uno spreco di preziose sostanze organiche.</p>
<p>Attualmente nella ricerca agraria ha notevole importanza la selezione di nuove razze di bestiame e di nuove specie di piante. Una varietà di grano, ad esempio, che facesse aumentare i raccolti anche solo dell&#8217;I%, se introdotta in tutte le aree coltivate a grano del mondo, farebbe aumentare la produzione totale di ben 2.500.000 tonnellate all&#8217;anno, quanto basta per nutrire 15.000.000 di persone.</p>
<p>L&#8217;aumento della produzione agricola fallirebbe il suo scopo se nello stesso tempo non si realizzassero progressi nella lotta contro i danni prodotti dalle epidemie del bestiame e dalle malattie delle piante. Conseguenze particolarmente funeste sia nella fase di coltivazione che nella fase di conservazione nei magazzini sono dovute agli insetti ed altri parassiti. Essi riescono a distruggere ogni anno milioni di kg di alimenti. Di qui la necessità di stabilire efficaci metodi di lotta e di controllo. Data l&#8217;evidenza del pericolo costituito dall&#8217;impiego di grandi quantità di insetticidi, si stanno studiando nuovi sistemi basati, ad esempio, sulla sterilizzazione dei maschi degli insetti. In alcune zone degli USA questa tecnica ha praticamente eliminato la mosca del verme a vite (Callitroga antropo-faga), un parassita dei bovini. Nella lotta contro i parassiti va assumendo importanza anche il controllo biologico.</p>
<p><strong>Bonifica agraria</strong></p>
<p>Benché si sia fatto molto per accrescere la produttività delle terre già coltivate, sarà necessario rendere coltivabili ancora tante altre terre, per nutrire la popolazione in costante aumento. La bonifica d&#8217;un terreno umido richiede il drenaggio e accorgimenti atti ad evitare che ridiventi un acquitrino. La terra strappata al mare ha pure bisogno, prima di poter essere coltivata, d&#8217;un trattamento di desalinizzazione. In Olanda sono in corso opere di bonifica su vasta scala, che progrediscono attivamente. Al termine di quest&#8217;impresa l&#8217;area adibita a colture in Olanda sarà aumentata di mezzo milionie di acri.</p>
<p><strong>Irrigazione</strong></p>
<p>Perché le messi possano crescere, in molte parti del mondo i campi vengono provvisti d&#8217;acqua artificialmente. In genere l&#8217;irrigazione si rende necessaria nelle regioni tropicali e subtropicali, dove le precipitazioni piovose sono inferiori ai 50 cm all&#8217;anno. Nelle regioni più fredde la pioggia non evapora tanto rapidamente da rendere necessaria l&#8217;irrigazione. In certe zone essa può essere richiesta solo in un dato periodo dell&#8217;anno, mentre in altre, come ad esempio in Egitto, il raccolto dipende quasi esclusivamente dall&#8217;acqua apportata artificialmente. L&#8217;irrigazione è necessaria anche nei luoghi in cui.non si può fare affidamento sulle piogge, anche se di norma esse sono sufficienti. Pertanto nel mondo vengono irrigate circa la metà delle terre coltivate.</p>
<p>L&#8217;idea dell&#8217;irrigazione non è nuova. In Egitto i raccolti dipesero sempre dal fiume Nilo. Gli antichi Egizi ne utilizzavano le piene, che avvenivano regolarmente una volta all&#8217;anno. Essi costruirono un sistema di canali, per far giungere ai loro campi l&#8217;acqua delle inondazioni. Per il resto dell&#8217;anno escogitarono espedienti primitivi per aumentare il livello dell&#8217;acqua del fiume onde farla arrivare ai canali.</p>
<p>Uno dei sistemi d&#8217;irrigazione più arditi dei nostri giorni è quello progettato per le Montagne Nevose nella parte sud-orientale dell&#8217;Australia. Si tratta di sbarrare il corso del fiume Nevoso (Snowy River), che attraversa una regione in cui cadono piogge a sufficienza, e condurne le acque verso i fiumi Murray e Murrumbidgee, per irrigare con esse l&#8217;entroterra. Il progetto prevede la costruzione di 9 grandi dighe, oltre 160 km di condotte d&#8217;acqua e almeno 10 grosse centrali elettriche, alcune delle quali sotterranee.</p>
<p><strong>La pesca</strong></p>
<p>Oggi le accresciute richieste di alimenti nel mondo, specie di quelli ricchi di sostanze proteiche, esigono una valorizzazione sempre maggiore dei prodotti che ci vengono dal mare. Le aringhe, le sardine, i merluzzi, l&#8217;halibut e le passere di mare sono alcuni fra i pesci comunemente immessi in commercio. Costituiscono una ricca sorgente di proteine, che può rappresentare un valido complemento della dieta alimentare di tanti popoli denutriti. Ma alcune zone di pesca sono già eccessivamente sfruttate. Quindi si sta sperimentando la possibilità di arricchire i mari con fertilizzanti, proprio come si fa in agricoltura sulla terra.</p>
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		<title>Estratti di carne</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 16:24:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Concentrati di succhi e di brodi di carne. La carne viene prima sgrassata, privata delle ossa e dei tendini e infine sottoposta a getti di acqua calda o di vapore sotto pressione. Il brodo così ottenuto si concentra nel vuoto, fino a che assume una densità pastosa. Hanno odore gradevole, particolare, e colorano la pietanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concentrati di succhi e di brodi di carne. La <strong>carne</strong> viene prima sgrassata, privata delle ossa e dei tendini e infine sottoposta a getti di acqua calda o di vapore sotto pressione. Il brodo così ottenuto si concentra nel vuoto, fino a che assume una densità pastosa. Hanno odore gradevole, particolare, e colorano la pietanza di un bruno rossastro. Il loro potere nutritivo è molto scarso, mancando dei grassi e dell&#8217;albumina. J. von Liebig fu l&#8217;ideatore del processo di produzione.</p>
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