I possibili errori dietetici qualitativi, quantitativi, percentuali e distributivi sono dunque tanti. Giustamente sorge spontaneo il quesito di come può orientarsi, fra i tanti possibili errori, chi vuole seguire una dieta sana ed equilibrata, specie quando è presente la “grande paura del colesterolo”, cioè l’alterazione del metabolismo dei lipidi. Come badare alle quantità, alle percentuali, alla distribuzione, ecc, in una vita convulsa quale la nostra, specie se per ragioni di lavoro i pasti vengono consumati alle mense o ai ristoranti. Con un po’ di buona volontà e di costanza tutto si aggiusta: bisogna avere un po’ di “elasticità” e niente deve essere perentorio, assoluto e tassativo altrimenti nasce lo spirito di opposizione, il desiderio inconscio di fare il contrario, la ribellione anche a prezzo della propria salute. Per quanto riguarda la qualità non c’è compromesso che tenga: le due crocette ( + + ) indicate nella tabella alimentare devono essere di regola rispettate. E ammesso lo strappo domenicale, l’eccezione a casa di amici e il piccolo peccato di gola, ma l’esperienza insegna che per conservarsi sani bisogna seguire attentamente le regole dietetiche. Di veleni se ne assimilano anche troppi attraverso la polluzione atmosferica, l’inquinamento delle acque, la contaminazione dei cibi e il possibile contatto con le decine di migliaia di sostanze chimiche presenti nel nostro ambiente: cerchiamo dunque di non avvelenarci almeno a tavola evitando il consumo di cibi pesanti e di difficile digestione che di sicuro contribuiscono potentemente al nostro disastro ecologico interno mediante l’aumentata produzione di scorie metaboliche tossiche, difficili da denaturare. Chi entra nell’ordine di idee di controllare qualitativamente ciò che mangia, non può avere particolari difficoltà a seguire la mia dieta dissociata. Per quanto riguarda la quantità di dissociazione dei cibi non comporta rischi né per eccesso, né per difetto. Seguendo la mia dieta dissociata si introducono sempre meno calorie che di solito, a meno che di proposito non si voglia mangiare a pranzo la pasta più il riso, più le patate e ancora pane, fagioli e piselli; e a cena una bistecca più tre uova, e ancora pesce, latte e formaggi. Di norma si mangia troppo come conseguenza dell’invito allettante di una nuova pietanza e di un altro contorno che eccitano la golosità, spesso confusa con l’appetito. Se per eccesso non vi sono rischi, questi non vi sono nemmeno per difetto. Seguendo la mia dieta dissociata non bisogna mai temere di nutrirsi poco perché è consentito di consumare liberamente a pranzo i carboidrati (pasta, patate, pane, riso, farinacei, ecc) e a cena le proteine (carni, pesci, uova, latte, formaggi).
E se si avverte la sensazione di avere ancora fame perché si desiderano altri cibi, bisogna in coscienza riconoscere che non trattasi di stomaco vuoto (perché in questo caso qualsiasi cibo diventa ottimo e va giù, anche se in verità è pessimo), ma di falsa fame, cioè di una fame nervosa, psicologica dovuta a volte a mancata gratificazione. E qui si sconfina su problemi psicologici che esulano da questo lavoro. Entrando dunque nell’ordine di idee di controllare quantitativamente ciò che si mangia, il seguire la mia dieta dissociata non può creare particolari difficoltà e dare luogo a gravi rinuncie. Le percentuali di estrema importanza nell’equilibrio dietetico, possono dar luogo a gravi errori per difetto o per eccesso. Nella mia dieta dissociata l’obbligo di consumare carboidrati a mezzogiorno e proteine la sera evita ogni possibile errore per difetto; possibili errori per eccesso sono difficili in quanto è raro che i limiti dieteticamente consentiti vengano superati. Vi è inoltre da considerare l’automatismo di controllo che fa parte dell’istinto naturale dell’uomo, quando questi è in buona salute. Chi segue una alimentazione sana, ed è pertanto in buon equilibrio metabolico, tende spontaneamente a mantenerlo aumentando o diminuendo istintivamente l’introduzione dei grassi, delle proteine o dei carboidrati.
Prove sperimentali hanno dimostrato che gli individui sani, lasciati a dieta del tutto libera, mantengono una alimentazione perfettamente equilibrata, mentre quelli affetti da malattie dismetaboliche (gotta, diabete, iperlipemie) tendono a cadere nell’eccessivo consumo proprio di quegli alimenti che sono i più dannosi per il loro metabolismo (caratteristica è infatti la fame per i dolci dei diabetici ! ). Per controllare percentualmente ciò che si mangia senza andare incontro a particolari difficoltà e senza patire gravi rinuncie è dunque consigliabile seguire la mia dieta dissociata. La distribuzione degli alimenti deve essere regolata, come si è visto, secondo un necessario ritmo giornaliero quantitativo e percentuale per tenere conto delle esigenze metaboliche dell’organismo. L’impostazione dietetica deve essere allo stesso tempo tassativa ed elastica. La regola di consumare carboidrati a pranzo, proteine la sera, e non viceversa è tassativa; l’applicazione di questa regola deve essere invece elastica nel senso che il cospargere con un po’ di parmigiano la pasta asciutta del mezzogiorno non sconvolge di certo i risultati terapeutici, così come l’aggiunta di due grissini o mezza piccola rosetta al pasto serale per accompagnare carne o formaggio non alza di certo la lipemia o provoca incubi notturni. Ma se una licenza dietetica può essere ammessa, l’anarchia distributiva è da combattere con tutte le forze. Problemi non ve ne sono anche mangiando fuori casa: si può ordinare a pranzo pastasciutta o riso o un altro primo piatto, e come secondo una abbondante insalata mista; a cena, come primo piatto, un’abbondante insalata mista e come secondo carne o pesce o uova o formaggio: e il tutto senza destare le curiosità degli altri eventuali commensali e senza fornire l’occasione a possibili commenti e malignità sulle cure dietetiche. Per controllare in senso distributivo ciò che si mangia, senza andare incontro a particolari difficoltà di tipo familiare o sociale, è dunque consigliabile cercare di seguire la mia dieta dissociata. Concludendo si può affermare senza timore di smentita che una dieta dissociata concepita in questi termini può assumere un notevole valore terapeutico — e soprattutto preventivo — non soltanto per le iperlipemie, ma per qualsiasi altra manifestazione dismetabolica in quanto pone l’organismo nelle migliori condizioni di equilibrio metabolico e pertanto di salute. È ancora da sottolineare il notevole vantaggio che questa dieta dissociata, facile da mettere a punto dopo un breve periodo di adattamento, può essere seguita anche indefinitivamente senza alcun pregiudizio per la salute e senza il timore di incorrere in eventuali carenze.