Info Alimentazione

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Il digiuno in breve

Aprile 23rd, 2008 by admin

Che cos’è: è una pratica igienica basata sull’astensione dal cibo e volta ad ottenere un miglioramento della salute di chi la pratica.
Quando è nata: agli inizi del 1800 per opera dell’americano Isach Jennings. La pratica del digiuno, a scopo religioso o politico, è però antichissima; è certo, però, che certe imposizioni di digiuno per motivi religiosi, come quella durante il ramadàn islamico, hanno sempre nascosto intenti di natura igienica e salutistica.
Che cosa cura: digiunare significa fare riposare fisiologicamente il corpo, in particolare certi organi come stomaco, intestino, fegato, reni. Cura asma, arteriosclerosi, reumatismi, gotta, diabete, ecc.
Come cura: il digiuno può durare da una a tre settimane, dopo alcuni giorni di dieta preparatoria. Il paziente durante il digiuno è invitato a una certa attività fisica. Vietati i cibi solidi, si può bere acqua, brodo vegetale, spremute di limone senza sale o zucchero.
A chi non è indicata: a chi non ha un perfetto equilibrio psichico, agli ammalati di tubercolosi e di cancro.

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Proteine con amidacei

Aprile 22nd, 2008 by admin

Lo stomaco ha la capacità di adattare le sue funzioni digestive alla qualità dei cibi introdotti con l’alimentazione; secerne, infatti, un succo gastrico differente, secondo se vengono consumati cibi amidacei o cibi proteici. Nel primo caso si ritrova un’acidità ridotta perché i cibi amidacei richiedono un ambiente alcalino per una digestione ottimale, nel secondo caso un altissimo grado di acidità, dato che i cibi proteici richiedono un ambiente fortemente acido per essere ben digeriti. La digestione dei carboidrati (zuccheri ed amidacei), secondo Shelton, e quella delle proteine è dunque così dissimile che, quando questi si trovano insieme nello stomaco, la loro digestione interferisce reciprocamente in senso negativo. Un processo acido (digestione peptica) e un processo alcalino (digestione salivare) non possono coagire, per cui all’innalzarsi dell’acidità gastrica consegue sempre il blocco della digestione salivare (ptialina) dei carboidrati, donde anormali fermentazioni.

In base a queste considerazioni Shelton pone la sua seconda legge dietetica che dice: consumare cibi proteici e cibi amidacei a pasti separati. È dunque vietato unire cibi della I* classe (alimenti ad alto contenuto proteico) con quelli della II” classe (alimenti iperglicidici).

Si può obiettare che proprio la natura ha quasi sempre riunito in uno stesso cibo vari principi alimentari; i legumi ne sono il più classico esempio in quanto associano, ben armonizzate fra loro, percentuali di proteine, carboidrati e grassi. Ciò che la natura ha combinato, risponde Shelton, la natura può digerire, ma essa non ha mai prodotto un sandwich, associazione assurda, indegna e tossica. Anche se un’associazione naturale di più principi alimentari può a volte risultare lievemente ingiusta, nessun cuoco riuscirà mai a produrre una combinazione di proteine-amidacei tale da essere di facile digestione. Vi è, prosegue Shelton, una marcata differenza fra la digestione di un cibo naturale, anche se variamente composto, e quella di un miscuglio artificiale di cibi vari. Alle teorie affermate da Shelton si può ancora obiettare che l’ambiente gastrico è sempre acido, per cui i processi digestivi dei carboidrati ad opera della ptialina salivare, cominciati in bocca, non potrebbero mai proseguire nello stomaco perché subito inattivati dal potente acido cloridrico prodotto dalle pareti gastriche. Shelton risponde che il tipo di succo gastrico secreto dallo stomaco viene condizionato dal tipo di cibo consumato: fortemente acido se vengono introdotti cibi proteici, appena acido per i cibi amidacei e tale, appunto, da interferire il meno possibile con l’azione della ptialina salivare. Per la digestione, ad esempio, del pane, prosegue Shelton, lo stomaco secerne per lungo tempo un succo gastrico povero di acido cloridrico e ricco di pepsina, tale che la digestione delle proteine e degli amidacei contenuti nel pane possa effettuarsi contemporaneamente. Mangiando invece nello stesso pasto pane e carne si produrrebbe un afflusso improvviso e abbondante di acido cloridrico, tale da compromettere in modo irreparabile (susseguente fermentazione) la digestione dei carboidrati. Consumando ad ogni pasto un solo tipo di cibo, anche se composto di più principi alimentari, l’organismo può adattare, dice ancora Shelton, a questo miscuglio naturale la quantità e la qualità del succo gastrico; introducendo, invece, allo stesso pasto cibi di differente e perfino di opposte necessità digestive questo adattamento è impossibile, per cui insorgono i frequenti processi così spesso accusati da tanti pazienti.

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