
Aprile 22nd, 2008 by

admin
- Problema etico: la ‘necrofagia’ offende la natura dell’uomo;
- problema psicologico: la rinuncia alla alimentazione carnea avrebbe sicuramente favorevoli ripercussioni sulla rinascita dello spirito religioso;
- problema economico: la rinuncia alla alimentazione carnea significherebbe il ritorno e la rinascita dell’agricoltura;
- le carni animali possono essere il veicolo di numerose malattie, specie parassitarie;
- le carni macellate contengono nel loro sangue sostanze nocive che, entrate nell’organismo umano sviluppano un’azione tossica;
- le carni macellate contengono tracce di medicinali (ormoni, antibiotici, vaccini, ecc.) usati per promuovere una crescita più rapida e per gonfiare gli animali. L’ingestione di questi veleni è sicuramente dannosa per la salute dell’uomo;
- la quantità di calorie introdotta dai vegetariani è di solito inferiore a quella introdotta dagli onnivori, e ciò è dovuto alla minore concentrazione calorica degli alimenti vegetali.
- ne risulta che i vegetariani tendono a pesare meno degli onnivori, a tutto vantaggio della salute: obesità, diabete, malattie epatiche e dismetaboliche, ipertensione e malattie coronariche sono rare fra i vegetariani;
- la quantità di proteine assunte dai vegetariani — specie integrali e veganisti — è sicuramente inferiore a quella consumata dagli onnivori, a tutto vantaggio della salute. Malattie dismetaboliche quali gotta e artritismo, frequenti tra i carnivori, sono praticamente assenti fra i vegetariani;
- non risulta alcun evidente deficit nella crescita dei bambini allevati con una dieta vegetariana integrale o veganica, sempre che questa sia stata programmata con tutte le accortezze del caso e che sia stato fornito un supplemento artificiale di vitamina B12; — l’introito di vitamina C è più alto nelle diete vegetariane rispetto a quelle onnivore;
- incidenza di malattie: sembra accertato che la dieta vegetariana (specie quella integrale) protegge più di ogni altra cosa l’uomo dalle cosiddette ‘malattie del benessere’;
- l’abbondante introduzione di fibre vegetali (cellulosa) da parte dei vegetariani riduce sensibilmente l’incidenza delle malattie dell’intestino, specie del colon (appendicite, diveriticolosi, poliposi e cancro del colon). Ciò è dovuto al più veloce transito intestinale (scomparsa della stitichezza), al più abbondante volume fecale e anche alla diminuzione di sostanze cancerogene prodotte dai processi fecali putrefattivi e fermentativi;
- bassi livelli ematici di grassi (lipidi), colesterolo e trigliceridi sono stati riscontrati nei vegetariani rispetto a quelli più alti degli onnivori: ciò comporta statisticamente una diminuzione delle cardiopatie ischemiche (angina pectoris, infarto), dell’ipertensione e dell’arteriosclerosi. Questa importante differenza è stata attribuita alla alimentazione vegetariana ricca di acidi grassi polinsaturi (oli vegetali) e povera di acidi grassi saturi (grassi animali);
- bassi livelli di azoto nel sangue sono stati riscontrati nei vegetariani rispetto agli onnivori e ciò comporta una minore incidenza di malattie renali;
- i migliori risultati terapeutici ottenuti con le diete vegetariane (specie quella integrale) sono stati conseguiti nei seguenti stati patologici: eczemi, asma, cefalee, manifestazioni catarrali dell’apparato respiratorio (riniti, sinusiti, bronchiti), tonsilliti recidivanti, otite cronica, acne, foruncolosi, diabete, ipertensione, gotta, arteriosclerosi, artrite, artrite reumatoide, angina pectoris, iperlipemie, aumento del colesterolo e dei trigliceridi, emorroidi, infezioni urinarie croniche e recidivanti, colite, gastrite, ecc.
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Aprile 22nd, 2008 by

admin
- Quantitativo: necessità di mangiare enormi quantità di alimenti per poter soddisfare i propri bidogni alimentari. Se questa accusa poteva essere vera, una volta attualmente le migliori conoscenze in campo dietetico permettono ai vegetariani, anche integrali, di ridurre i cibi a quantitativi normali pur sopperendo a tutti i fabbisogni alimentari.
- Carenza proteica: specie di aminoacidi essenziali necessari alla crescita, problema inesistente che abbiamo già esaminato e discusso. Le popolazioni rurali e povere dell’Italia del Sud avevano da sempre istintivamente risolto questo problema con l’unione di pasta e riso con fagioli o piselli: i cereali sono infatti poveri dell’aminoacido essenziale lisina, mentre i legumi tendono a essere deficienti di aminoacidi solforati. L’unione di questi due alimenti poveri dà luogo alla formazione di una proteina ricca, cioè ad alto valore biologico.
- Carenza di minerali: specie calcio e ferro; non vi è nessuna prova che una alimentazione vegetariana (anche integrale) causi un deficit di questi elementi. Sembra anzi vero il contrario, che cioè l’assunzione di ferro tenda ad essere più alta.
- Carenza di vitamina D: se vi è una sufficiente esposizione del corpo (specie dei bambini) alla luce solare non si manifestano deficienze di vitamina D (rachitismo). Se il vegetarismo integrale viene effettuato da popolazioni nordiche che non possono beneficiare dei bagni di sole è necessario un supplemento artificiale di vitamina D.
- Carenza di vitamina A: nelle diete vegetariane questa vitamina viene sufficientemente assunta sotto forma di provitamina (|3-carotene) contenuta nei vegetali verdi e colorati. La carenza si verifica soltanto se la dieta vegetariana, basata sull’uso di farinacei, è soprattutto povera di vegetali freschi;
- Carenza di niacina o acido nicotinico (vitamina PP) e di tiamina (vitamina B,): l’alto contenuto di cereali nella dieta assicura che siano soddisfatte le necessità per queste due vita mine. Fino ai primi del Novecento le popolazioni delle campagne del Nord Italia venivano decimate da una malattia, la pellagra, per carenza di vitamina PP conseguenza di una alimentazione forzatamente vegetariana — dovuta alla estrema povertà a base soprattutto di granoturco (mais).
- Carenza di riboflavina (vitamina B2) : potrebbe colpire i vegetariani integrali che non bevono latte ricco di vitamina B2, ma i germi di grano e i legumi ne sono una degna fonte alternativa. • Carenza di vitamina B12 contenuta in massima parte negli alimenti di originale animale: alcuni autori denunciano infatti un basso livello di vitamina B12 nel sangue dei vegetariani integrali per cui consigliano l’introduzione di questa vitamina sotto forma di compresse e di sciroppo. Comunque risulta che fra i vegetariani integrali caucasici è rara la presenza di anemia megaloblastica, anche quando i tassi ematici di vitamina B12 sono bassi. È da tenere però presente che l’adulto ha ampie riserve di vitamina B12 e può continuare a lungo la dieta vegetariana integrale prima che insorgano segni di carenza, oltre tutto variabili da individuo a individuo e da popolazione a popolazione. Alcuni vegetariani vivono sani per anni senza supplementi artificiali di vitamina B12; sembra che la soluzione di questo apparente mistero sia da attribuire all’azione di microrganismi viventi nell’intestino di questi veganisti capaci, in particolari condizioni, di sintetizzare la vitamina B12. Il problema si pone differentemente per i bambini che non hanno riserve di vitamina B12 e la cui alimentazione deve essere artificialmente integrata con questa vitamina.
- Controindicazioni: la dieta vegetariana deve essere abbandonata nel caso si determini una perdita di peso regolare e continua, al di sotto del peso ideale. Se il paziente è obeso, una perdita regolare di peso anche notevole è invece una chiara indicazione per il proseguimento della dieta.
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